domenica 3 gennaio 2010

L'origine

L'inizio di tutto


Penso che sia il momento di raccontare come questa storia ha avuto inizio. Beh, penso che tutto sia iniziato quando ero piccola. Beh, tutto inizia quando sei piccolo! Dal mio padre biologico al mio fratello adottivo, sono sempre stata abituata a sottomettermi. Sono cresciuta nel bordello di mio padre. I miei ricordi iniziano lì. Mi teneva come il suo fiore più prezioso, la sua gemma... Isidar, zaffiro lucente, è questo il nome che mi diede...
Non so neanche se è il mio nome di battesimo.
I clienti di mio padre dovevano pagare 600.000 yen solo per passare una notte con me. Ed io sottostavo ai loro ordini. Li servivo e mi concedevo a loro.
Poi mio padre morì. E andai a finire in Finlandia, adottata da una famiglia abbastanza gentile. E incontrai il mio fratellone... Lui si accorse subito che in me c'era qualcosa di diverso, ed io non avevo mai avuto contatti che non fossero di tipo sessuale...
Così iniziammo... a sperimentare... Insieme, da bravi fratellini.
Gli dicevo ciò che ero abituata a fare... e lui lo faceva con me.. In un modo talmente dolce che mi scioglieva ogni volta. Così iniziai ad amare le sue frustrate, le sue penetrazioni violente, i suoi modi di umiliarmi e di punirmi. E questa fu la vita che feci... Finchè lui non andò via... Senza darmi spiegazioni.
Sparì.
Da allora mi misi alla ricerca di ciò che mi mancava.
Trovai molti uomini.
Ma nessuno seppe darmi ciò che mi dava mio fratello...
Ed ero rassegnata, non sapevo cosa fare...
Finchè non vidi un magico volantino che mi condusse allo Zen Vip...
Corsi di BSDM... House Slave...
Era ciò che stavo cerando! E l'avevo trovato così, per caso..
Raggiunsi subito il locale e, qui, trovai il mio signore e padrone.
Mi chiese cosa sapevo fare... e se ero disposta ad andare fino in fondo.
Certo che lo ero.
Quel rapporto era ciò che desideravo, e il mio signore... era semplicemente perfetto.
Sembrava uscito da un'altra epoca. Raffinato, di classe, con i capelli lunghi e biondi, come quelli di un angelo, e gli occhi... profondi... ghiacciati e infuocati allo stesso tempo. Un ossimoro di perfezione.
Ascoltai le sue parole. La sua voce perfetta e cristallina...
E accettai. Avrei fatto di tutto per essere la sua slave. Avrei accettato tutte le punizioni più dolorose e umilianti, non mi importava...
E iniziai il mio addestramento.
Mi insegnò come omaggiare, come stare in ginocchio. Mi diede anche un abito. Un vestitino molto succinto da cameriera! Giusto per ricordare chi è il servo e chi il padrone. Poi provò la mia resistenza.
I morsetti per i capezzoli...
Me li consegnò, dicendomi di scegliere quanto avvitarli.
Ed io mi sforzai di fare del mio meglio, mentre lui mi osservava con occhi apparentemente inespressivi.
Lo facevo per orgoglio. Non per lui... per me...
Questo cambiò quasi subito.
Mi spiegò come ricevere le punizioni, dandomi subito dieci bastonate. Strinsi i denti e le ricevetti senza replicare. Ero abituata a quel tipo di dolore... Mi eccitava...
E il mio padrone se ne accorse subito...
Quella cosa parve piacergli... Mi portò al limite... e, quando stavo per esplodere... si bloccò, negandomi il piacere più assoluto...
E mi guardava divertito e compiaciuto. Mi chiese di scegliermi il mio nome da schiava e lo feci... Scelsi il nome Mion, un nome giapponese. E in onore delle mie origini, il mio signore effettuò su di me una pratica che già conoscevo, la Karada. Mosse le corde attorno al mio corpo con grande maestria ed esperienza. La corda stringeva i miei seni e premeva contro il mio clitoride, dandomi scosse di pura elletricità..
Mi morsi il labbro, cercando di trattenermi... Vidi il suo volto compiaciuto.
Giocava sul fatto che desideravo l'orgasmo... Mi parlava... con voce tremendamente suadente....
Voleva lo pregassi di concedermi il piacere assoluto. E cosa potevo fare? Lo pregai... ed esaudì la mia richiesta...
Allora capii la vera essenza di quella nobile arte... Della sottomissione.
Il mio piacere e il mio dolore erano nelle sue mani. Così era e così sarebbe stato per sempre. Ero pronta ad avventurarmi in quella nobile arte. Ero pronta ad essere una slave.
E lui mi consegnò il primo simbolo della mia schiavitù: il collare in cuoio.
Da allora lo porto sempre.
E lo porterò finchè il mio signore lo vorrà.

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