martedì 5 gennaio 2010

Un incontro inatteso

Two for one

Anche quel giorno, non appena il mio signore chiamò, lo raggiunsi velocemente al locale. "Corri a cambiarti", furono le parole del mio signore. Obbedii e mi ciusi in camerino, indossando il vestito da cameriera che il mio signore mi aveva donato.
Tornai da lui e continuai l'addestramento...
Mi spiegò tutte le regole che avrei dovuto osservare...
Le ascoltai in silenzio: ce la potevo fare, ero intenzionata a farcela... Per me e per il mio padrone!
Recepii e memorizzai le regole, ma fummo interrotti dall'arrivo di alcune persone... Una donna, molto garbata, che il mio signore mi ordinò di servire, e due ragazzi, casinisti, di cui si occupò lui stesso, cacciandoli via.
La donna sembrava strana. Una cinese... E mi guardava in modo simile ma, allo stesso tempo, diverso, rispetto al mio signore...
Mi guardava come un master guarda una slave, ma in lei non c'era la dolcezza che, mista alla severità, il mio signore usava con me..
Poi capii, era una mistress, che aveva contattato il mio signore per lavorare allo Zen Vip nell'addestramento delle slave.
Ascoltai le loro parole, finchè la cinese non si rivolse a me... Mi fece salire sul tavolo, compiaciuta, e mi osservò... Il mio padrone le diede il permesso di "giocare" con me.. E lei lo accolse volentieri...
Prontamente, infilò le mani nei miei lunghi capelli, facendo una treccia parecchio tirata. Poi, mi legò le mani con una cinghia, dietro la schiena... e le allacciò alla treccia... Ero immobilizzata... Per muovermi avrei dovuto tirarmi i capelli...
Come se non bastasse, legò con una corda di canapa, le mani alle caviglie, immobilizzandomi del tutto in una posizione scomoda... Presi un bel respiro e restai in silenzio, in attesa di ordini... Poi... la mistress... sfidò il mio signore...
Ovviamente la sfida dovevo affrontarla io.. Restai in silenzio, attendendo la mossa della cinese...
Prese uno sgabello, mettendolo davanti a me e mi ci spinse sopra, in modo che che il mio busto fosse appoggiato alla sedia e i miei seni pendessero...
Poi si avvicinarono entrambi, prendendo dei morsetti...
Il mio signore li aveva già usati su di me, quindi non mi preoccupai più di tanto. Fecero fare un paio di giri ai morsetti, giusto per tenerli fermi... Poi, presero dei pesi e, insieme, li attaccarono ai morsetti... Cavolo se era doloroso... Ed eccitante...
Ogni tortura a cui ero sottoposta era, allo stesso tempo, dolorosa ed eccitante... A questo punto, la mistress parlò con il mio padrone e lo fece sedere sul divano, dinanzi a me... I suoi occhi ghiacciati e bollenti scrutavano i miei, facendomi sentire piccola e insignificante... e sua... solo sua...
Ed ecco che partì la sfida della mistress... Immobilizzata com'ero, avrei dovuto avvicinarmi abbastanza per baciare il mio signore...
Mi morsi il labbro... Era impossibile...
Ma i suoi occi fissi nei miei mi davano forza... Sentivo di potercela fare...
Anche se la cosa che più amavo di me, in quel momento, era ciò che mi impediva di sfiorare le labbra del mio signore...
Mi feci forza e capii che potevo allentare la morsa che mi impediva di muovermi...
Tirando e tirando, alcuni capelli si sarebbero spezzati, dandomi l'occasione di avvicinarmi...
E iniziai a tirare con forza... Il dolore era lancinante, ma, dopo poco, i miei capelli iniziarono a spezzarsi nella parte laterale, permettendomi di muovermi abbastanza per mettermi orizzontale sul tavolo... Avvicinai la testa.. mancavano pochi centimetri... Mi feci forza osservando gli occhi del suo padrone... e arrivai a sfiorarlo...
Ma non ce la feci... SueLay mi tirò indietro, divertita.. e prese una forbice...
Le sue intenzioni erano chiare... "Se vuoi davvero baciare il tuo padrone... elimina l'unico ostacolo che te lo impedisce... Dimmi taglia..."
Rabbrividii... I miei capelli... In un attimo mi passarono davanti agli occhi i momenti della mia vita passata... I miei capelli erano la cosa di me a cui ero più legata... li curavo con la massima attenzione e, adesso, quella mistress mi chiedeva di tagliarli all'improvviso...
Presi un respiro profondo e fissai il mio signore, fissai Luciann... Per lui... avrei fatto di tutto ..
"Taglia"...
Mormorai allora... e sentii la forbice guizzare lungo la mia testa. Chiusi gli occhi, cercando di non pensarci e, quando li aprii, mi resi conto che la mistress aveva tagliato solo una ciocca... e la cinghia, liberandomi, in modo che potessi raggiungere il mio padrone e baciarlo...
Le sue labbra sulle mie furono una ricompensa più che ambita per il mio compito...
"Hai una buona slave"...
Fu il commento della mistress. Il mio padrone mi lasciò scivolare a terra e mi misi prontamente in ginocchio, ringraziandola per aver risparmiato i miei capelli..
Ma la mistress si avvicinò a me.. dicendo che sarebbe tornata a riprenderseli... rabbrividii, mentre la sua lingua mi esplorava la bocca...
La sfida era aperta. Il mio signore era curioso di incontrare di nuovo la mistress, con la sua slave... E di farli confrontare con noi...
La mistress si congedò, con la promessa che un giorno sarebbe passata a ritirare ciò che le spettava: i miei capelli...
Però ero felice... il mio signore aveva premiato la mia obbedienza concedendomi di dormire ai piedi del suo letto.

domenica 3 gennaio 2010

L'origine

L'inizio di tutto


Penso che sia il momento di raccontare come questa storia ha avuto inizio. Beh, penso che tutto sia iniziato quando ero piccola. Beh, tutto inizia quando sei piccolo! Dal mio padre biologico al mio fratello adottivo, sono sempre stata abituata a sottomettermi. Sono cresciuta nel bordello di mio padre. I miei ricordi iniziano lì. Mi teneva come il suo fiore più prezioso, la sua gemma... Isidar, zaffiro lucente, è questo il nome che mi diede...
Non so neanche se è il mio nome di battesimo.
I clienti di mio padre dovevano pagare 600.000 yen solo per passare una notte con me. Ed io sottostavo ai loro ordini. Li servivo e mi concedevo a loro.
Poi mio padre morì. E andai a finire in Finlandia, adottata da una famiglia abbastanza gentile. E incontrai il mio fratellone... Lui si accorse subito che in me c'era qualcosa di diverso, ed io non avevo mai avuto contatti che non fossero di tipo sessuale...
Così iniziammo... a sperimentare... Insieme, da bravi fratellini.
Gli dicevo ciò che ero abituata a fare... e lui lo faceva con me.. In un modo talmente dolce che mi scioglieva ogni volta. Così iniziai ad amare le sue frustrate, le sue penetrazioni violente, i suoi modi di umiliarmi e di punirmi. E questa fu la vita che feci... Finchè lui non andò via... Senza darmi spiegazioni.
Sparì.
Da allora mi misi alla ricerca di ciò che mi mancava.
Trovai molti uomini.
Ma nessuno seppe darmi ciò che mi dava mio fratello...
Ed ero rassegnata, non sapevo cosa fare...
Finchè non vidi un magico volantino che mi condusse allo Zen Vip...
Corsi di BSDM... House Slave...
Era ciò che stavo cerando! E l'avevo trovato così, per caso..
Raggiunsi subito il locale e, qui, trovai il mio signore e padrone.
Mi chiese cosa sapevo fare... e se ero disposta ad andare fino in fondo.
Certo che lo ero.
Quel rapporto era ciò che desideravo, e il mio signore... era semplicemente perfetto.
Sembrava uscito da un'altra epoca. Raffinato, di classe, con i capelli lunghi e biondi, come quelli di un angelo, e gli occhi... profondi... ghiacciati e infuocati allo stesso tempo. Un ossimoro di perfezione.
Ascoltai le sue parole. La sua voce perfetta e cristallina...
E accettai. Avrei fatto di tutto per essere la sua slave. Avrei accettato tutte le punizioni più dolorose e umilianti, non mi importava...
E iniziai il mio addestramento.
Mi insegnò come omaggiare, come stare in ginocchio. Mi diede anche un abito. Un vestitino molto succinto da cameriera! Giusto per ricordare chi è il servo e chi il padrone. Poi provò la mia resistenza.
I morsetti per i capezzoli...
Me li consegnò, dicendomi di scegliere quanto avvitarli.
Ed io mi sforzai di fare del mio meglio, mentre lui mi osservava con occhi apparentemente inespressivi.
Lo facevo per orgoglio. Non per lui... per me...
Questo cambiò quasi subito.
Mi spiegò come ricevere le punizioni, dandomi subito dieci bastonate. Strinsi i denti e le ricevetti senza replicare. Ero abituata a quel tipo di dolore... Mi eccitava...
E il mio padrone se ne accorse subito...
Quella cosa parve piacergli... Mi portò al limite... e, quando stavo per esplodere... si bloccò, negandomi il piacere più assoluto...
E mi guardava divertito e compiaciuto. Mi chiese di scegliermi il mio nome da schiava e lo feci... Scelsi il nome Mion, un nome giapponese. E in onore delle mie origini, il mio signore effettuò su di me una pratica che già conoscevo, la Karada. Mosse le corde attorno al mio corpo con grande maestria ed esperienza. La corda stringeva i miei seni e premeva contro il mio clitoride, dandomi scosse di pura elletricità..
Mi morsi il labbro, cercando di trattenermi... Vidi il suo volto compiaciuto.
Giocava sul fatto che desideravo l'orgasmo... Mi parlava... con voce tremendamente suadente....
Voleva lo pregassi di concedermi il piacere assoluto. E cosa potevo fare? Lo pregai... ed esaudì la mia richiesta...
Allora capii la vera essenza di quella nobile arte... Della sottomissione.
Il mio piacere e il mio dolore erano nelle sue mani. Così era e così sarebbe stato per sempre. Ero pronta ad avventurarmi in quella nobile arte. Ero pronta ad essere una slave.
E lui mi consegnò il primo simbolo della mia schiavitù: il collare in cuoio.
Da allora lo porto sempre.
E lo porterò finchè il mio signore lo vorrà.

venerdì 1 gennaio 2010

30.12.09

30.12.09
Un giorno come tanti altri, non c'è che dire. Il mio padrone chiama, ed io corro da lui, pronta ad eseguire qualsiasi cosa mi chieda, pronta a vendermi l'anima, pur di vedere la soddisfazione trapelare dai suoi occhi di ghiaccio. E così faccio.Lo raggiungo al locale, ma non lo vedo subito. Ed ecco il senso di vuoto che mi pervade... Dov'è? Pensando che non sia ancora arrivato, mi chiudo in camerino e, finalmente, lo vedo... E' lì, con tutta la sua grazia e il suo portamento...
Non devo più ordinare alle mie gambe di inchinarsi, ormai è un gesto automatico... Non posso permettermi di stare all'altezza di cotanta bellezza... E avrei davvero fatto di tutto per lui... per vederlo soddisfatto e fiero di me...
Ma quel giorno mi chiese la cosa più difficile che potesse chiedermi...
Assumere il ruolo inverso al mio... essere una mistress...
Mi sono sforzata di obbedire... per lui, solo per lui... Ma mi tremavano le mani e la voce. C'era un nuovo aspirante slave, e il padrone ha dato a me il compito di mostrargli il nostro mondo. No, non ce la potevo fare.
Era il compito più difficile che potesse darmi...
Ma ci ho provato lo stesso. Per lui, solo per lui.
Ma sono stata sciatta e poco credibile... e la leggevo... leggevo la delusione negli occhi del mio signore...
E giustamente, mi chiese di scegliere la mia punizione...
Mi sentivo persa... come se non ci fosse niente di abbastanza forte da farmi perdonare per l'errore commesso... Sotto suo ordine, iniziai a vagare con lo sguardo nella valigietta, finchè non vidi qualcosa che mi illuminò... Vidi degli aghi... Bene, forse il sangue avrebbe potuto essere abbastanza per gratificare il mio signore... Parlai. Gli dissi che avrei offerto il mio sangue...
E i suoi occhi si illuminarono... A quanto pare era un'offerta a lui gradita...
Allora mi portò a casa sua. Avrei dovuto scontare una "punizione speciale"...
Non vedevo l'ora di compiacerlo, quindi lo seguii..
La sua casa era esattamente come lui. Elegante, con uno stile classico, raffinato... Tutto sembrava essere circondanto da un'aurea eterea... proprio come il mio signore. Entrammo e mi lasciò nel salone con un ordine. Eseguii, accendendo tutte le candele della sala e l'odore d'incenso mi invase le narici. L'atmosfera era a dir poco perfetta... come tutto in quella casa. Mi spogliai e mi inginocchiai al centro della sala, in attesa del ritorno del mio signore... E, finalmente, lo vidi..
Camicia bianca di seta, capelli sciolti e biondi, occhi glaciali... stavo per sfregarmi gli occhi dall'incredulità... Era un angelo quello che avevo davanti...
Poi parlò e non potei fare a meno di obbedire ai suoi ordini...
Mi mostrò le lame... mi disse cosa mi avrebbe fatto... provò a farmi desistere...
Ma l'unica cosa che volevo... era vedere il piacere e la soddisfazione nei suoi occhi. Così mi lasciai legare i polsi, mi lasciai bendare e mi lasciai sollevare. E poi lo sentii avvicinarsi. Sentii la lama che mi accarezzava la pelle...
La sua dolcezza riesce sempre a stupirmi... perchè era così... era dolce mentre mi passava la lama lungo la pelle. E poi sferrò il primo colpo. Non so dire esattamente cosa provavo. Sentivo la pelle bruciare e pizzicare e sentivo il sangue sgorgare leggero e lento... Era doloroso... non molto di più di una frustata, ma era doloroso... E in me il dolore aveva uno strano effetto...
Mi eccitava. Il mio signore non si fermò e sentivo la lama che mi lacerava piano la pelle lungo le cosce, i glutei, il seno... Il dolore bruciava... E, allo stesso tempo, mi sentivo viva...
Sentivo il mio stesso sangue scorrere... la mia vita pulsava fuori e dentro il mio corpo... E il mio signore era lì, a godersi il mio sacrificio per lui...
Parlava piano, mi sussurrava parole all'orecchio mentre mi lacerava ancora con la lama... Sembravano parole così lontane... domande a cui non avrei mai saputo dare una risposta... non prima di quella sera...
Ero sua, solo sua... gli appartenevo... volevo compiacerlo e basta...
E parlai piano anche io. La voce mi uscì come un rantolo, mentre il sangue e i liquidi di eccitazione mi scolavano lungo le gambe...
E poi lo sentii... sentii le sue dita dentro di me...
E non riuscii a trattenere i gemiti... Di dolore e piacere. Le orecchie mi fischiavano, la testa era pesante, eppure percepivo il suo tocco e ne ero consapevole, come nessun'altra cosa al mondo. Poi si fermò.. Voleva andare più a fondo, con la lama... E voleva il mio permesso...
Cosa potevo fare? Ero abbandonata a lui... E lo pregai di continuare.
Stavolta la lama andò più affondo nella mia carne, e urlai di dolore...
Tuttavia, nello stesso momento, anche le sue dita andarono più affondo dentro di me...
Il dolore e il piacere erano fortissimi... Due sensazioni contrastanti che si fecero spazio dentro di me, annullandomi...
E poi... la sua voce...
"Il tuo dolore e il tuo piacere mi appartengono"... Era così... appartenevo a lui, totalmente e pienamente. E l'orgasmo esplose... Così forte da farmi urlare come non mai...
Poi tutto finì. Il mio signore mi liberò le braccia e mi sostenne, portandomi sul divano. Quella, forse, fu la parte più bella... Si prese cura di me, per non so quanto tempo... Mi asciugò il sangue, mi baciò piano la pelle e mi trattò... come se fossi la cosa più preziosa che aveva... Non mi ero mai sentita così... Mi abbandonai ancora di più a lui... e mi insegnò una grande lezione...
Un padrone non voleva mai rovinare il suo slave... infatti le ferite non erano profonde, anzi, iniziavano già a rimarginarsi...
Seguii il mio padrone a letto e, lì, giunse la vera ricompensa: potevo avere l'onore di toccare il suo corpo...
Per poco il cuore non mi schizzò fuori dal petto. Presi velocemente il suo pigiama in seta e iniziai a spogliarlo...
La sua pelle, il suo corpo... era la cosa più bella che avessi mai visto. Indugiai con le dita sulla sua pelle, carezzandola piano. Volevo imprimermi il suo odore in mente... E lo feci...
Poi parlò, ancora, concedendomi un privilegio ancora più grande: Dormire nel suo letto... fargli da poggia piedi...
Era assurdamente bello... Se quello era il premio, mi sarei fatta dissanguare tutte le volte che lo desiderava.
Mi rannicchiai sul bordo del suo letto e, quella notte, dormii circondata dal suo odore.